Editoriale – Piante Grasse 46:4 (2026)
Editoriale
Franco Rosso
Ci sono differenze importanti tra l’essere un gruppo di appassionati che, informalmente, si riuniscono intorno a un social network per condividere interessi ed esperienze e l’appartenere a una vera Associazione di Promozione Sociale creata decenni prima dell’esistenza di internet e che da 47 anni continua a dedicarsi con continuità ed impegno agli stessi argomenti. Specialmente se questa Associazione era e resta l’unica a livello nazionale operativa nel suo settore. Specialmente se questa Associazione rappresenta l’unico editore in lingua italiana unicamente dedicato al mondo delle piante succulente. Ancor più se questa Associazione è riuscita negli anni a coinvolgere e mettere in rete alcuni fra i maggiori e più riconosciuti esperti a livello non soltanto nazionale ma anche internazionale nel settore, facendosi tramite fra la ricerca scientifica in campo botanico e il mondo degli appassionati, fra gli esperti e i neofiti.
Non soffermiamoci troppo sui diversi servizi offerti agli associati, dalla distribuzione gratuita dei semi a quella delle eccedenze di piante, talee e polloni, sorvoliamo sugli archivi liberamente consultabili online di decine di anni e centinaia di articoli comparsi fin dai primi numeri della rivista.
Parliamo invece oggi dell’iscrizione al RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (quello delle organizzazioni senza finalità di lucro), non un mero atto dovuto, ma un segnale di responsabilità, per facilitare la trasmissione ai nostri associati ed al mondo delle Istituzioni della nostra esistenza, del nostro ruolo e del nostro impegno. Una base di riconoscimento essenziale, e in futuro un trampolino di lancio per ogni attività e relazione con le pubbliche amministrazioni: dalle agevolazioni fiscali riconosciute per le organizzazioni registrate al sostegno economico per progetti ed eventi organizzati insieme alle Istituzioni del territorio, fino, un domani, alla possibilità di accedere ai contributi del 5 per mille sull’IRPEF. Tutti fondi che, per la natura stessa della nostra Associazione, sono spesi fino all’ultimo centesimo per sostenere e potenziare le attività a favore della diffusione della cultura e dell’amore per le piante succulente, mettendo naturalmente al primo posto l’interesse dei soci, sia sul piano individuale che, in particolare, su quello collettivo, tramite il sostegno alle loro iniziative di Sezione.
E proprio qui arriva la seconda novità che ho il piacere di presentarvi: la copertura assicurativa contro gli infortuni più o meno gravi ai quali i soci volontari potrebbero andare incontro nello svolgimento della propria attività a favore dell’Associazione (mostre, incontri, gite di Sezione, corsi, eventi e quant’altro realizzato sul territorio sotto l’egida dell’AIAS). Una polizza a carico della stessa Associazione, ma con beneficiari i singoli soci volontari, iniziando da quelli già iscritti al Registro dei Volontari in virtù della continuità, mese dopo mese, della loro attività sul territorio; un altro obbligo di legge al quale rispondiamo volentieri, ma che segna ancor più la distanza della nostra organizzazione rispetto a un gruppo informale di singole persone appassionate.
Eppure, nonostante questo, c’è ancora molta gente che vede l’entrare a far parte di un’associazione non come un valore aggiunto e una sorgente di opportunità a prescindere, ma ormai quasi come una sorta di disvalore. Un fenomeno curioso, ben noto e studiato dai sociologi nell’Occidente negli ultimi decenni, che affonda le radici nel crescente individualismo e nella perdita drammatica del senso della collettività, nella frammentazione tanto degli interessi quanto del tempo libero e delle voci di spesa, nel ripudio di ogni forma di appartenenza o di impegno, quasi a voler sottolineare il primato dell’io come entità ineffabile, inafferrabile e libera da qualsiasi forma di contenimento. Forse in futuro anche di contenuto.
Mai come in questi ultimi anni mi risuonano alla mente, quasi come una premonizione sui tempi, le parole di Giorgio Gaber, nella sua canzone “Libertà” (1972/1973): la libertà non è star sopra un albero, […], la libertà non è uno spazio libero, la libertà è partecipazione.










