Franco Rosso, Editoriale

Il tasso di rivalutazione monetaria dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati in Italia, calcolato sulla piattaforma dell’ISTAT dal 2004 al 2023, è del 1.426%, corrispondente ad un incremento dei prezzi del 42.6% (*). Dunque 40 € spesi nel 2004, rivalutati alla fine del 2023 in Italia, corrispondo ad un equivalente di 54.07 € (**). Ma perché stiamo parlando proprio del 2004? Perché è da quell’anno – 20 anni or sono – che la quota associativa AIAS per i residenti in Italia non aumenta di un centesimo.

Le associazioni succulentofile straniere che pubblicano anche una rivista, dalla Francia alla Germania, del Regno Unito agli USA, nello stesso periodo hanno avuto un rincaro oscillante fra il 25% e il 65%. Sarebbe bello poter argomentare che noi non abbiamo bisogno di rincarare perché siamo oculati e scaltri, sappiamo scegliere i fornitori col miglior rapporto qualità/prezzo, spedire nel modo più economico, ridurre le spese all’osso, evitare i finanziamenti a pioggia e così via. E in effetti tutto questo lo stiamo già facendo, ed è stato proprio così che siamo riusciti a tenere invariata la quota associativa per 20 anni, nonostante l’inflazione dilagante che ha toccato indiscriminatamente i costi dei trasporti, della carta, dell’inchiostro, delle spedizioni, dei semi, dei servizi web, persino della cancelleria. Ma ora, davvero, si rischia l’implosione. Fossero ancora garantiti i numeri di iscritti degli anni d’oro dell’AIAS, quando la quota 1000 era ampiamente superata, potremmo cercare di resistere per qualche tempo, perché sono diverse le spese che vengono ammortizzate meglio sui grandi numeri, a iniziare dalla stampa della rivista e degli speciali. Il costo per singola copia, infatti, scende nettamente in funzione del numero di copie che viene stampato. Con tutta la buona volontà e l’impegno che le diverse Sezioni territoriali hanno messo in campo negli ultimi anni, fra le quali brillano i risultati della Sardegna e, più recentemente, della Lombardia, abbiamo qui a che fare con una disaffezione fisiologica, oserei dire sociologica alla proposta associativa, ben studiata e che coinvolge allo stesso modo anche le nostre associazioni consorelle straniere.

L’incremento di un costo non è mai un tema popolare, ma quando l’istanza diventa l’unica alternativa possibile per far sì che in Italia continui ad esistere un ente no-profit come il nostro, che dal 1979 ha fatto la storia della passione e dello studio per le piante succulente nel nostro Paese, allora per lo meno ci si cerca di consolare con gli aspetti positivi, ricordando quello che l’AIAS ha fatto negli ultimi anni, e le novità che si prospettano già a partire da quello venturo. Speciali sempre più ricchi e corposi, ormai veri libri, rivenduti anche da Amazon e altri bookstore al prezzo di 40 € ciascuno, una nuova veste editoriale della rivista che ne privilegia i contenuti, articoli sempre più di rilievo e diversificati per livello di competenze del lettore, scritti spesso dai migliori specialisti mondiali, un servizio di distribuzione dei semi sempre più basato sulla fornitura di semi freschissimi prodotti dai soci stessi, e infine il servizio di scambio piante, talee, polloni e semenzali in eccesso. Dal 2025 saranno inoltre attivi due nuovi servizi: la biblioteca diffusa dell’AIAS (no, non voglio spoilerarvi nulla, lascerò la parola al vicepresidente Marco Cristini non appena il servizio, ora in fase di sviluppo, sarà finalmente disponibile ai soci!) e la possibilità per le sezioni virtuose – quelle che organizzano più eventi – di poter finanziare le proprie iniziative con i fondi nazionali dell’AIAS, evitando le dispersioni a pioggia di denaro della quota fissa finora spettante per ogni socio di sezione – anche per quelle inattive – e premiando invece la proattività e l’intraprendenza di coloro che si mettono in gioco dal punto di vista organizzativo.

Dieci euro in più all’anno equivalgono a 83 centesimi al mese, o 19 centesimi alla settimana, ovvero meno di 3 centesimi al giorno. Centinaia di volte di meno di tante nostre cattive abitudini alle quali vorremmo trovare una valida alternativa.

 

 

Franco Rosso

 

Strumenti di calcolo messi a disposizione da:
(*) ISTAT ( www.istat.it )

(**) www.rivaluta.it: Calcolatore dell’inflazione per l’Italia dal 1861 al 2023

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